sabato 21 gennaio 2017

21/1/1793 - 21/1/2017: 224° anniversario del Martirio di S.M.Cristianissima Luigi XVI di Francia.





21 janvier 1793. Martyre de Sa Majesté le Roi Louis XVI.
21 de enero de 1793. Martirio de Luis XVI, Rey de Francia.
21 gennaio 1793. Martirio di Luigi XVI, Re di Francia.

Mort a la Révolution ! Vive le Roi ! Vive le Christ Roi !
¡Muerte a la Revolución! ¡Viva el Rey! ¡Viva Cristo Rey!
Morte alla Rivoluzione! Viva il Re! Viva Cristo Re!

Image: Cénotaphe de Louis XVI et de Marie Antoinette. Basilique de Saint-Denis.
Imagen: Cenotafio de Luis XVI y María Antonieta. Basílica de San Dionisio.
Immagine: Cenotafio di Luigi XVI e Maria Antonietta, nella Basilica di Saint-Denis.



Di Redazione A.L.T.A.

martedì 17 gennaio 2017

Michele di Portogallo: la guerra di un re, contro la massoneria.


Palazzo Reale di Queluz

D. Miguel nacque il 26 ottobre del 1802[1] Queluz nel Palazzo Reale[2] dell’ omonima cittadina portoghese e fu, il settimo figlio di  Giovanni VI, Re del Portogallo ed Algarve,  poi Imperatore del Brasile, e di Gioacchina Carlotta figlia primogenita di Carlo IV di Spagna. Egli regnò in Portogallo tra il 1828 e 1834, período nel quale esplose  la Guerra Civile portoghese (1831-1834), provocata dai liberali e dalla massoneria[3]cosiddetta “azzurra”, dipendente[4] da Londra. Il suo regno fu  combattuto da quei monarchi che si erano venduti alla democrazia liberale iscrivendosi alle “logge”; essi, pur di conservare il Trono, accettarono le istituzioni rivoluzionarie nel periodo successivo al Congresso di Vienna. A fianco di D. Miguel fu soprattutto  il popolo portoghese incarnato dal partito legittimista detto “miguelista”; Egli si contrappose al fratello  D. Pedro, che aveva perso il diritto alla Corona Portoghese che reclamava illegittimamente per sua nipote Maria Da Gloria; egli si volse contro il Portogallo dichiarandogli la guerra dopo aver dichiarato l’indipendenza  del Brasile (settembre 1822) proclamandosi  suo imperatore. Ricordiamo che il padre, re Giovanni VI, nel 1808, fu
costretto a rifugiarsi nella colonia brasiliana  a causa dell’invasione francese capitanata da Junot. Si deve comunque a questo re, il gigantesco progresso del nuovo territorio ambito dall’Inghilterra, che per questo ne voleva la sua separazione da Lisbona.

Giovanni IV del Portogallo



Dall’esilio sud-americano, Giovanni VI, nel 1815, proclamò il “Regno unito di Portogallo, Brasile ed Algarve”, concedendo al Brasile uno statuto particolare; tali concessioni furono raffigurate dallo stemma di una sfera armillare d’oro in campo azzurro.  La legittimità del Trono di D.Miguel, fu confermata dalle leggi fondamentali della nazione  portoghese che affermavano non poter ascendere al Trono un sovrano straniero.[5] Come risultato di questo scontro con D. Pedro, per i liberali, D. Miguel è passato alla storia ufficiale come un Assolutista e un Usurpatore, invece i realisti  “miguelistas”  fu chiamato: “ o Tradicionalista”.


Un principe  contro la massoneria
Sebastiao José de Carvalho e Melo,
marchese di Pombal.


La massoneria si radicò in Portogallo soprattutto durante l’occupazione francese di Junot e Massena, ma era già presente grazie al primo ministro di Giuseppe II, Duca di Pombal, uno scettico statista amico dei “lumi” e nemico della Chiesa che perseguitò la Compagnia di Gesù, di Sant’Ignazio di Loyola, fondata per applicare il Concilio di Trento; Pombal fu il primo a cacciare i gesuiti dal Regno di Portogallo, ma la setta ricevette nuovi impulsi dalla Spagna. L’opera nefasta delle logge, generò la rivoluzione liberale di Francia del 1789 la cui prima fase si concluse con l’uccisione di Robespierre nel 1794. La seconda, si delinea con l’ascesa di Bonaparte, che scatenò il conflitto europeo terminato con la battaglia di Waterloo del 1814; ma essa prese un nuovo volto incarnandosi nei sommovimenti anti-monarchici degli anni 1820-1848. I sovrani, pur di conservare il trono svendettero la loro autorità ai parlamenti che furono il paravento della massoneria, che attuava la rivoluzioni con altri e più subdoli mezzi. Non tutti i principi erano disposti a farsi da parte e a fare la coreografia di un regime repubblicano
S.M. Don Miguel I del Portogallo


D. Miguel fu un cattolico integrale nemico delle innovazioni che annicchilivano la Religione, e combattevano il principio di Autorità auspicando il “disordine permanente”; combattè frontalmente la sovversione liberal-democratica nel  momento in cui, la “Rivoluzione”  prendeva il volto borghese del “costituzionalismo”. Nel regno lusitano, D.Miguel era poco popolare tra gli affaristi e gli avvocati influenzati dal liberalismo che aveva già insanguinato la Francia; il giovane principe godeva; invece; grande popolarità tra i molti caduti in miseria dopo trent’anni di guerre e occupazioni straniere; essi aspiravano  ad avere un  re  e ad essere liberati dall’asfissiante  tutela inglese; godeva l’appoggio della Chiesa che assisteva migliaia di poveri, i quali imputavano la loro miseria ai massoni ed ai liberali; i poveri, infatti, erano più fervidi sostenitori del giovane principe.
Klemens von Metternich


D. Miguel era  un ammiratore  del Cancelliere austriaco Metternich, che fu il protagonista della politica europea nel periodo arbitrariamente chiamato  “restaurazione”, ma che tale non fu; anzi, per causa sua, la rivoluzione  trovò nuovo alimento per concludersi  nel 1830 con la caduta di Carlo X; Metternich, della rivoluzione mantenne l’essenziale, concedendo alla Francia sconfitta  la “Charte octroyè”, cioè la costituzione liberale secondo i desideri dell’Assemblea Nazionale del 1789. Il Cancelliere vedeva di malocchio ogni  ritorno alla monarchia tradizionale da lui ritenuta “assolutista”, e particolarmente sgradita all’Inghilterra governata da George Canning; si consideri il comportamento di Metternich nei confronti del Principe di Canosa a Napoli[6] e della Duchessa di Berry che invocava il suo aiuto dopo l’assassinio del marito, lo statista austriaco non volle mai andare alle radici del male, che infatti, riprese slancio per sfociare con l’onda sovversisa del 1830 che arrestò nel ’48 dopo aver fatto tabula rasa di ogni seria opposizione. Artefice della caduta fu soprattutto l’Inghilterra. Nel 1821 Giovanni VI, dopo tredici anni d’esilio era tornato in patria dal Brasile in seguito ai disordini di Oporto che sfociarono nell’imporre un Costituzione instaurando una Monarchia governata come in forma repubblicana (1822). La rivoluzione rialzò la testa anche in Portogallo che era stato occupato per lungo tempo dai franco-giacobini,  ma non tutti i principi erano disposti a chinare il capo davanti al “disordine organizzato”.
S.M. la Regina Consorte del Portogallo
Carlotta Gioacchina di Borbone-Spagna

  Nel maggio del  1823, in  seguito all’istituzione di un tale regime, D. Miguel, in accordo con la regina Carlotta Gioacchina, diede vita ad un movimento militare contro le  forze del parlamento; la regina si era presentato con il cappello in testa davanti ai capi dell’insurrezione rifiutando di giurare la costituzione[7], ed ora si metteva alla testa del movimento contro-rivoluzionario portoghese.  L’insurrezione, nota come la Vilafrancada (perchè avvenuta nella città di Vila Franca de Xila) portò allo scioglimento delle Cortes ed al ristabilimento del potere di Giovanni VI; D.Miguel, nell’occasione, era stato nominato dal padre,  Generalissimo e Capo dell’Esercito; Il 31 maggio, Giovanni VI emise un proclama in cui aboliva “il sistema di governo origine dell’anarchia della guerra civile e della dissoluzione del regno”.  I parlamentari disperati chiesero l’aiuto degli inglesi onnipresenti sulle navi ancorate alla foce del Tago; essi promisero ai capi della massoneria di rimettere in vigore la Costituzione del 1822.

La HMS Windsor Castle è la nave danneggiata
sotto traino in primo piano a sinistra.

A tale ingerenza straniera D. Miguel rispose chiamando a raccolta i portoghesi con una nuova “chiamata alle armi” detta “l’Abrilada”,  tentò di ampliare la reazione convocando le truppe dei quartieri di Lisbona il 30 aprile 1824. Il  corpo diplomatico straniero reagì con la complicità degli inglesi che, dopo aver sequestrato  re Giovanni a  bordo di una  nave  britannica, (la HMS Windsor Castle,) gl’intimarono di far dimettere D. Miguel dal comando dell’Esercito e di allontanarlo dal Regno; la regina Carlotta Gioacchina fu posta  agli arresti domiciliari.


Il doppio gioco di Metternich e le trame di D.Pedro
Maria Leopoldina d'Asburgo-Lorena


D. Miguel obbedendo al padre partì per Vienna sotto stretta sorveglianza; Metternich si era offerto di ospitarlo, ma il suo esilio somigliò presto ad una prigione; ogni suo passo era seguito da spie che ne intercettavano anche la corrispondenza. Il Cancelliere  era preoccupato in quanto in omaggio alla sua diplomazia double-face, aveva fatto sposare a Dom Pedro del Brasile, Maria Leopoldina d’Austria, figlia dell’Imperatore Francesco II, inoltre, egli s’illudeva di mantenere l’Inghilterra nella Santa Alleanza mentre essa si stava schierando con le forze rivoluzionarie; Metternich da una parte, voleva presentarsi come “il restauratore”, dall’altra non inimicarsi D. Pedro e la massoneria che aveva in Londra la sua centrale.
Pietro I del Brasile.

L’ “imperatore” del Brasile era stato nominato “Gran Maestro della massoneria brasiliana”, e la separazione dal Portogallo era in linea con la fondazione di repubbliche massoniche nell’America Latina. Quando nel marzo del 1826 morì  il  re Giovanni VI, D. Miguel si trovava in esilio alla corte austriaca, circondato da una muraglia di agenti che ne impedivano ogni relazione con l’estero; morto il sovrano, la reggenza del regno portoghese fu conferito alla sorella di Pedro, D. Isabella Maria in Lisbona. alla quale sarebbe poi  subentrata la figlia dell’ Imperatore, Maria da Glória, Principessa di Grão-Parà, nata nel 1819 avuta da Maria Leopoldina d’Austria, confermando nel 1825 la separazione tra i due regni. Il 2 maggio 1826, D. Pedro firmava l’abdicazione in favore della figlia Maria da Glòria, secondo la richiesta di Metternich. D. Miguel era tenuto all’oscuro delle manovre del fratello e dei suoi atti. Alcuni  giuristi portoghesi dimostrarono che gli atti di Pedro del Brasile erano illegali, e che fosse lui, D. Miguel, il legittimo erede al Trono, perchè Pedro, rinnegando il Portogallo e dichiarandogli guerra, aveva perso ogni diritto sul trono della madre patria.
Papa Leone XII

D. Miguel accettò la proposta di Metternich di sposare Maria Da Glòria  inviando la richiesta di “dispensa” al papa Leone XII; giurò dunque davanti  alla corte austríaca, la Carta Costituzionale del 1826 con "riserva di tutti i suoi diritti" ma con l’impegno che essa fosse preventivamente accettata dai  tre stati  del regno.[6] Ma la sua libertà era sempre più ristretta; Metternich desiderava che D.Miguel si sottomettesse a D.Pedro perchè l’Austria non voleva inimicarsi l’Inghilterra volendola tenere nella “Santa Alleanza”; così narra lo storico Ameal: “Se da un lato, le preferenze dottrinarie del Cancelliere austriaco fossero chiaramente anti-liberali, per l’altro non poteva ignorare che D. Pedro, sposato con l’Arciduchessa Leopoldina, fosse la figlia del suo imperatore, per cui Maria Da Glòria era anche la nipote di Francesco II. Da quì la sua manovra di fare di D. Miguel un docile e appagato Principe consorte, e di favorire l’ascesa al Trono della Principessa di Grão-Parà”[8] 
Primo ministro George Canning

Ma in agosto moriva il primo ministro inglese Canning, sostenitore delle logge inglesi nonchè di D.Pedro; la situazione internazionale era mutata e Metternich non potè più ostacolare il rientro dell’esiliato cercando tuttavia di dettargli “alcune linee di comportamento”  obbligandolo, ad esempio, a non transitare dalla Spagna[9]. L’ultimo compromesso stabiliva che Don Miguel, avrebbe governato il Regno come luogotenente di D. Pedro, clausola ch’egli accettò mantenendo le dovute riserva, pur di tornare in Portogallo. A Londra, il giovane principe fu accolto con grande entusiasmo da Giorgio IV e dal popolo, ma soprattutto da Wellington, lo statista cui i cattolici d’Irlanda debbono la loro libertà. D.Pedro fremeva escogitando nuovi pretesti per  fermare il fratello, ma infine, D. Miguel si imbarcò a Plymout, sulla stessa fregata Pérola, che l’aveva portato in esilio. Il 22 febbraio giunse a Lisbona trionfalmente accolto da una folla entusiasta che gridava; “Viva o Rei absoluto”, e cantava: O Rei Chegou (il Re è arrivato), che divenno poi l’inno dei miguelisti. Venuto a conoscenza degli accordi firmati da D. Pedro, che comportavano l’ascesa al Trono portoghese di una regina importata dall’estero, ricevette, dopo l’arrivo,  una protesta dai rappresentanti della nobiltà, del clero e dei tribunali in cui gli si domandava: “Potete voi, credervi autorizzato ad imporci come sovrana una principessa straniera senza il consenso della nazione di cui noi siamo i rappresentanti secondo le leggi fondamentali? Non vi è permesso prestare un  giuramento che non avete il diritto di compiere”.[10]Gli mostrarono allora il testo autentico della Carta di Lamego, e così egli riconobbe di essere stato mal consigliato. Il giovane principe si decise a compiere il proprio dovere e riparare gli errori involontariamente commessi. Come conferma il Labourdette:“Era evidente, la maggioranza della popolazione sperava in un ritorno dell’Ancienne Regime” e le sue élite adottavano le dottrine controrivoluzionarie”[11]. Terrorizzati dal suo arrivo, i capi delle logge trovarono rifugio sulle navi del porto di Lisbona. Era finalmente giunto il momento di combattere ed abbattere  le costruzioni rivoluzionarie.
S.M. Don Miguel del Portogallo


D. Miguel, nel marzo del 1828, emanò un decreto ordinando lo scioglimento delle camere costituzionali; nessuno si mosse per difendere le istituzioni cadute in discredito e non fu versata una goccia di sangue. Poco dopo (25 luglio), convocò la riunione dei tre stati del regno per decidere la questione dinastica: in un documento le Cortes concludevano che:

1)      Essendo fuori dubbio che a far data dal 15 novembre 1825 in cui fu ratificato il trattato che confermava l’indipendenza del Brasile, D.Pedro come sovrano di uno stato straniero, ha perso ogni diritto alla successione al trono di Portogallo, ed è incontestabile che questa corona appartiene dal 10 marzo 1826 al Senhor D.Miguel.

2)      E’ pertanto chiaro che D.Pedro, Imperatore del Brasile non poteva trasmettere a uno dei discendenti il diritto alla corona di Portogallo che non aveva ereditato, e neppure  può trasmetterla a una figlia minore, anch’ella straniera,  per le leggi della Nazione portoghese.

3)      Essendo il figlio primogenito di D. Giovanni VI esluso dalla successione al trono, così come i suoi figli, gli deve succedere in conformità alla leggi tradizionali della Monarchia il secondo figlio, l’ Infante D.Miguel.

La dettagliata esposizione chiariva anche la posizione di D.Pedro accusato  di aver fatto guerra alla patria, fustigato i prigionieri, acconsentito al saccheggio ed all’uccisione di sudditi in Brasile, aver introdotto una costituzione arbitraria in Portogallo ed istigato alla guerra civile, nonchè di aver proferito ingiurie ed invettive contro suo padre Giovanni VI e la nazione portoghese.
S.M. Don Miguel del Portogallo


Il 23 giugno del 1828, come risultato di tale riunione, fu stabilita  la sua acclamazione  a re, che anullarono la Costituzione del 1826 ristabilendo le Leggi tradizionali; grande fu il giubilo in tutto il reame. Appena eletto, D.Miguel riammise i gesuiti cacciati da Pombal nel 1759: ora il vero problema, era il Suo riconoscimento da parte delle grandi potenze. Sul momenti, tutti gli stati  opposero un rifiuto perchè il diritto di primogenitura era considerato un cardine della Monarchia; persino Carlo X ed il Papa rifiutarono riconoscerlo come sovrano. I massoni ne approffitarono per scatenare sommosse, tutte fallite, e un gruppo di settari si trasferi a Plymout, in Inghilterra, in accodo con logge orangiste britanniche per organizzare la riscossa. I fuorusciti, finalmente riuscirono ad impadronirsi del forte di Terceira nelle Azzorre. L’Inghilterra non voleva guerre con e le  altre potenze riproposero a D.Miguel il matrimonio con la nipote per avere il consenso al riconoscimento, ma Egli indignato si oppose al ricatto.


La banca Mendizabal e le rivoluzioni del 1830
Luigi Filippo, III Duca d'Orleans
Usurpatore del Trono di Francia (1830-1848)


 Il fallimento delle rivolte consolidò la posizione  di D. Miguel; prima gli Stati Uniti con Andrew Jackson, poi la Spagna, la Santa Sede, la Russia di Nicola I e gli stati italiani, riconobbero il sovrano portoghese.  Ma nel luglio del 1830 esplodeva la rivoluzione di Bruxelles che rapidamente grazie alla massoneria, si diffuse in Europa; Carlo X fu abbattuto da Luigi Filippo, e Wellington, unico amico del Portogallo, dovette cedere il potere al liberale Grey manovrato da Palmerston. Gli sconvolgimenti europei toccarono anche il Brasile; nel 1831 D. Pedro fu costretto abdicare in favore del figlio D. Pedro II e si rifugiò in Inghilterra con la seconda moglie Amelia di Leuctenberg e la nipote. La rivoluzione divorava i suoi figli, secondo uno schema già visto in Francia. La situazione si fece grave per il giovane re, che ben presto si trovò isolato da tutti gli stati europei a parte la Prussia di Federico Gueglielmo III e dello Zar.

Juan Álvarez Mendizábal

D. Pedro decise che poteva tentare quanto da lui desiderato; fallite le insurrezioni, pensò di poter entrare in Portogallo con le armi straniere. A Parigi, l’imperatore “destronado” aveva conosciuto il banchiere “spagnolo” Juan Alvarez Mendizabal, anch’egli massone, già finanziatore del “golpe” contro Carlo X cui propose un investimento onde armare un gruppo di mercenari allo scopo di invadere il Portogallo. Mendizabal accettò per una cifra esorbitante, e cioè due milioni di lire, da cui ricavare un interesse del 16%, più ulteriori agevolazioni, come l’appalto delle imposte, una volta impadronitosi del regno. Fu creato il gruppo finanziario  Mendizabal&Ricardo e nelle bettole di Londra iniziarono gli arruolamenti. Furono soprattutto marinai inglesi disoccupati a fornire il nucleo principale dell’”Armata di Liberazione”, cui si unirono fuorusciti portoghesi, polacchi, francesi ed italiani. Mendizabal non voleva correre rischi;  e preferì la professionalità dei marinai inglesi al sentimentalismo dei rivoluzionari. Incaricò allo scopo un militare scozzese, Shaw; ben presto fu trovato un ammiraglio, tale, Sartorius, ed un generale, Hodges. Luigi Filippo, il “monarca liberale” diede il consenso perché il porto di Brest in Normandia diventasse la base delle operazioni contro il Portogallo, inoltre con un atto di pirateria fece sequestrare alcune navi portoghesi alla foce del Tago, il porto di Lisbona unendole alla flotta che doveva trasportare i mercenari; Prussia Austria e Russia protestarono invano. La massoneria scatenò contemporaneamente una campagna di calunnie con il re portoghese per giustificare l’impresa. D. Miguel, divenne, usurpatore, "tiranno, despota, assassino, torturatore d’innocenti, fautore dell’Inquisizione ecc", ; il solito bagaglio di frottole, che ancora oggi, la sinistra diffonde quando vuole colpire un oppositore.: Scrive Labourdette: I liberali portoghese rifugiati a Londra cercano di esagerare la tirannia di D. Miguel…ma non ci fu nessun “terrore bianco”, e le esecuzioni somma furono rarissime”[12]. A guidare i “costituzionalisti” fu il Marchese di Palmela, un moderato Dice . D. Pedro arrivò con la nuova consorte, Amelia Beauarnais, e con la nipote “reggente” Maria da Glòria. La flotta si riunì nell’isola bretone di Belle-Isle, dirigendosi per le Azzorre; era il dicembre del 1831. Sbarcato a Terceira, D. Pedro istituì la “reggenza” in nome della nipote, sciolse gli ordini religiosi e ne confiscò i terreni nonostante le proteste del popolo. I mercenari raccolti da Mendizabal profumatamente pagati, raggiunsero il numero di 7500. Occupate le isole del l’arcipelago  punto di partenza per sbarcare i mercenari sulla costa atlantica.


La guerra civile 
Don Miguel a Vilafrancada


La flotta dei “Costituzionali” era composta di 40 navi a vela che dopo aver conquistato la città di Angra, capitale delle Azzorre, si diresse verso le coste portoghesi; lo sbarco avvenne vicino alla città di Oporto, protetta da una squadra britannica dell’ammiraglio Glascook a sorvegliare la foce   del fiume Douro. Per contrastare lo sbarco le truppe di D. Miguel  si ammassarono contro la capitale del nord sguarnendo le altre frontiere; era il luglio del 1832. I mercenari riuscirono a conquistare Oporto dove si barricarono in attesa delle insurrezioni che avrebbero dovuto abbattere il regno di D. Miguel ma “la passeggiata” che avrebbero dovuto fare i mercenari, come assicurato da D. Pedro non ebbe luogo; ad Oporto giunse il generale savoiardo Gerolamo Ramorino, poi accusato di aver ucciso i primi “carabinieri del Regno nel corso della fallita insurrezione mazziniana Rinchiusi  in Oporto, i liberatori, aspettarono invano che venisse tolto l’assedio. Mendizabal premeva, e D. Pedro chiedeva altri soldi e l’intervento militare diretto dell’Inghilterra, mentre la Spagna ancora retta da Ferdinando VII stava a guardare proclamandosi neutrale. Infine, gli inglesi, premuto dalle logge orangiste inviarono 5 navi a vapore guidate dall’Ammiraglio Napier unicamente con marinai inglesi; erano passati pochi anni dall’invenzione dell’ingegner Fulton; la marina britannica aveva subito compreso le potenzialità del nuovo strumento di navigazione, e così la nella battaglia navale di cap. Saint Vincent (5 luglio 1833) trovò sconfitta la marina miguelista comandata dall’Ammiraglio Barreiros; il Portogallo ora si trovava aggredito nel sud dopo uno sbarco nell’Algarve. Napier riuscì anche ha bloccare la foce del Tago. Le truppe “costituzionali”, comandate dal Duca di Terceira, aumentavano, mentre ai miguelisti in difficoltà giunsero volontari realisti dalla Francia guidati dal figlio del comandante vandeano La Rochejacqueline. D. Miguel combatté sempre valorosamente in prima linea rischiando di essere colpito dalle cannonate dei nemici; arrivarono aiuti dalla Francia guidati dal figlio di La Rochejaqueline, uno dei capi della Vandea realista.; ma nel luglio del 1833 cadeva Lisbona; D. Miguel tentò invano di riconquistare la capitale ma non vi riuscì per un malinteso tra i comandanti;  Due grandi città erano nelle mani dei liberali, ma il resto del regno era ancora padrona dei miguelisti e la guerra non era terminata.
S.M.C. Ferdinando VII di Spagna

La situazione peggiorò a settembre del ‘33 con la morte di Ferdinando VII re di Spagna perché D. Carlos, suo fratello non accettava di vedere cancellati i suoi diritti per la  decisione del fratello di riserbare il trono alla figlia della sua terza moglie[13], Maria Cristina; era un altro progetto delle logge per sopprimere l’istituto monarchico; inoltre D.Miguel era anche cognato di D. Carlos avendo sposato Maria Francesca di Braganza sua sorella.
S.M.C. Carlo V di Spagna

Don Carlos, dopo aver sollevato Aragona, Biscaglia e Navarra si sposto in Portogallo nel bel mezzo dell’invasione mercenaria. I liberali in difficoltà per non essere riusciti a spodestare D. Miguel, decisero di unire le forze per cacciare D.Miguel e D.Carlos. Dopo la caduta del ministro spagnolo Zea Bermudes, che appoggiava il sovrano portoghese, fu firmato un trattato nell’aprile del 1834 noto come “la quadruplice alleanza”, in cui Spagna, Francia, Inghilterra, D. Pedro de Portogallo si univano per combattere gli assolutisti della penisola iberica. A maggio, senza dichiarazione di guerra, un esercito spagnolo forte di 25mila uomini, comandati dal settario generale Rodil attraversò la frontiera della Bejera, Alentjo e Algarve per assalire le truppe migueliste, mentre un’altra colonna di inglesi guidata da Napier si dirigeva su Lisbona: i miguelisti per bloccare l’invasione inviarono reggimenti da Oporto e Coimbra. Attraversato il Tago, spagnoli e “pedristas” guidati dal duca di Saldahna, giacobino e nipote di Pombal riuscirono. Dopo la battaglia di Acceceiras, D. Miguel decide di porre fine alla lotta; il 27 maggio 1834 invia un proclama dove spiega le ragioni che lo inducevano  a cedere. Alla notizia molti ufficiali si ribellano strappandosi le spalline per protesta e il re dovette intervenire presso alcuni generali per indurli a cedere le armi, ma una gruppo di soldati prosegui la lotta organizzando la guerriglia insieme D.Carlos. D. Miguel, fatto prigioniero fu costretto a firmare la Convenzione di Evoramonte dove gli venne ingiunto di lasciare il Portogallo. Il 1 giugno1834, dopo  la sconfitta militare, D. Miguel partì da Évora per imbarcarsi sulla  nave da guerra britannica Sines, con destinazione Genova, dopo aver pernottato per l’última volta  sul suolo portoghese nella  città  di Alvalade, che  sempre sarà fedele alla sua causa; a Genova egli alloggiò per molto tempo ospite del marchese Marcello Durazzo, in villa Quartara, comune di Quarto, poi ad Anzio, nel Lazio grazie agli aiuti di Gregorio XVI Ma la guerra non era finita; essa proseguì in una interminabile guerriglia. Il 26 de novembro del 1836, D. Miguel nominò  simbolicamente Governatore del Regno di Algarve e Comandante in Capo ad  Interim,  di tutte le  Truppe Realiste, Regolari e Irregolari dell’ Esercito delle Operazioni  del  Sud, Josè Joaquim de Sousa Reis detto il "Remexido", capo  di  un gruppo guerrigliero formato da  ex-soldati, che si mantenne fedele alla causa miguelista,  e fece una dura resistenza nel territorio compreso tra l’Algarve ed il nord dell’Alentejo, che durò sino al 1848[13].
Zé do Telhado

Non fu un caso isolato, perchè vi sono altri gruppi di guerriglieri nel nord del Portogallo, appoggiati dal celebre Zé do Telhado, nel Douro, e dal conte di Almada, nel Minho.









Conclusione

Re Miguel I del Portogallo, la moglie la Regina consorte
Adelaide di Löwenstein-Wertheim, ed i figli maggiori.  



D. Miguel, dopo aver soggiornato a Genova, partì per la Gran Bretagna, poi si recò in Germania dimorando a Grossenbach dove si sposò con Adelaide di Löwenstein-Wertheim dalla quale ebbe sei figli; mori a  il morì a Karlsruhe, in Germania, il 14 novembre 1866.26 ottobre riuscire a tornare in Portogallo.

Partì senza nulla indossando unicamente la divisa di ufficiale, che dismise solo dopo il suo arrivo a Genova continuando a reclamare i suoi diritti.

Maria Da Glòria, raggiunta la maggiore eta fu proclamata regina, e riconoscita dalle grandi potenze; il padre, D.Pedro, mori un anno dopo il suo ritorno a Lisbona (settembre 1834). La “monarchia costituzionale” istituita dai liberali fu gradualmente soppiantata dagli estremisti sino ad essere abbattuta nel 1910 dai repubblicani che cacciarono l’ultimo re, D. Manuel II. Frattanto il 26  ottobre  1866, morì senza riuscire a tornare in Portogallo né farsi legittimare re; egli lasciò al figlio, Miguel Januário de Braganza, questa incombenza.

Il corpo di D. Miguel fino  1967 restò sepolto nel Panteon della Dinastia dei  Braganza, nel Mosnatero di San  Vincenzo de Fora in Lisbona, con la sposa, da cui fu traslato dal Convento dei Francescani  di Engelberg, in Großheubach.



[1] L’influsso della massoneria britannica sulle vicende Portogallo, è  narrata dallo storico tedesco Paul Sibertz nel suo:

 [2]Dom Miguel e a sua Época- a verdadera Historia da guerra civil-ed. ACTIC-1986, Algueirão-Mem-Martins (P)
[4]
[5] Si tratta delle Cortes di Lamego  gli statuti del regno di Portogallo scritti nel 1139.
[6] Walter Maturi, Il Principe di Canosa, Le Monnier, Firenze, 1944
[7] Anche il Patriarca di Lisbona, rifiutò di prestare il giuramento perché la Costituzione contemplava lo scioglimento degli ordini religiosi applicando i decreti della rivoluzione francese.
[8] João Ameal Historia de Portugal, Tavares Martin, Oporto, 1940, pag. 651
[9] I rappresentanti di Pedro scrissero a Vienna: “o Infante não poderia de forma alguma pisar o solo de Espanha. Esso foco reaccionarìo onde a sua alma ardente facilmente inflamar-se” Siebertz, pag.110
[10] Cfr, pag.120
[11] Jean Francois Labourdette- Histoire du Portugal, Fayard, Parigi, 2000 pag.516
[12] Cfr- Labourdette. Pag. 517
[13] Fu la decisione di Ferdinando VII, di proclamare la Prammatica Sanzione nel 1830, ad innescare la lotta di Don Carlos


Raimondo Gatto



Di Redazione A.L.T.A. 

lunedì 9 gennaio 2017

Uno scorcio di "Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849"

Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien





Pria che le due parti dessero di piglio alle armi pubblicarono come di solito i loro manifesti. Il piemontese cercava di mascherare con declamazioni ed accuse la debolezza di un'ingiusta causa; quello austriaco era semplicissimo ed esponeva ai gabinetti ed ai popoli la verità.
Il Feldmaresciallo in un breve ordine del giorno ricordò alle truppe il loro valore e le vittorie, e terminava con additar loro Torino qual meta de' loro sforzi. A questo ordine del giorno aggiunse egli... una specie di manifesto, nel quale parlò più diffusamente del modo suo di procedere e di quello dell'avversario. Vi fu chi volle scorgere in quell'atto un linguaggio appassionato; noi non negheremo che fosse concepito in termini energici, e che lo scrittore di esso non fosse forse un diplomatico, era però l'espressione della verità; ed il gabinetto di Torno aveva dato al Feldmaresciallo sì replicati motivi di lagnanze e di scontento, che non è meraviglia se il vecchio Soldato perdette alla fine la pazienza, e diè sfogo alla bile tanto tempo repressa.
Il Feldmaresciallo diresse pure particolari manifesti agli abitanti della Lombardia e di Milano, esortandoli con quelli a mantenersi tranquilli.
Chrzanowsky (militare polacco a capo dell'Armata Sarda nella Battaglia di Novara, ndr) pure diresse incoraggianti parole all'esercito piemontese, eccitando i soldati al valore ed alla vittoria.
Ma le parole dello straniero duce alle truppe sconosciuto non potevano produrre nell'animo dei soldati piemontesi quell'entusiastico effetto, che le parole del Feldmaresciallo produssero sui suoi.
Mentre il soldato piemontese udiva con indifferenza la voce del suo condottiero, alla lettura dell'ordine del giorno di Radetzky eccheggiava l'aere delle grida di giubilo dei nostri; che egli promettevano di vincere o morire
[..]
Invece di recarsi a Lodi, come da tutti e dappertutto si credeva, il Feldmaresciallo piegò improvvisamente a destra, e giunse nelle ore pomeridiane col suo quartier generale a Sant'Angelo (Lodigiano).
[…]
Qui si rinnovò una di quelle scene che, che caratterizzavano lo spirito ond'era allora animato l'esercito d'Italia. Verso sera la musica di un reggimento suonava nel giardino del castello, dove i soldati affollati in gran numero, in fratevole concordia s'intrattenevano nella babelica confusione di lingue, colle quali, come s'esprime il poeta, s'implorarono le benedizioni dell'Imperatore.
Non andò guari che tutti furono invasi da letizia ed i soldati cominciarono a ballare; gli ufficiali si confusero tra i soldati, e perfino i vecchi Generali non andarono esenti dalla generale vertigine.


Tratto da: Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849

Alcuni estratti dei "Cenni storici e statistici sul Regno Lombardo-Veneto"

Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

Alcuni estratti dei "Cenni storici e statistici sul Regno Lombardo-Veneto" tratto da "Nuova descrizione del Regno Lombardo Veneto", un testo di una casa editrice milanese scritto sotto forma di guida per i visitatori stranieri. Non mancheremo di pubblicare altro materiale tratto da quest'opera in quanto è offerta una panoramica molto ampia e dettagliata.

Per una lettura migliore si consiglia di scaricare l'immagine sul proprio computer.






I SISTEMI DI MISURAZIONE NEL REGNO LOMBARDO VENETO




I SISTEMI DI MISURAZIONE NEL REGNO LOMBARDO VENETO
Nel Regno Lombardo-Veneto il sistema di misura ufficiale era il sistema metrico decimale, esattamente come quello utilizzato oggigiorno. Tuttavia se è vero che oggi si usano abitualmente i metri, i litri e i loro multipli o sottomultipli, allora le consuetudini portavano le persone a ragionare con le unità di misura storicamente utilizzate nella r...ispettiva realtà locale. Consci del fatto che molti di queste unità di misura siano ormai sorpassati e forse sconosciuti, alleghiamo alle seguenti tabelle una breve descrizione.
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LOMBARDIA
-Trabucco: Unità di misura utilizzato in agraria usata per definire lunghezze, superfici e volumi.
Non in tutte le zone della Lombardia il trabucco assumeva lo stesso valore in metri.
Trabucco milanese (utilizzato a Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza e Varese): 2,611 metri
Trabucco cremasco: 2,818 metri
Trabucco cremonese: 2,901
-Pertica (quadrata): Unità di misura di derivazione romana utilizzata per le superfici (e che prevedeva il Trabucco quadrato come sottomultiplo). Anche in questo caso tra le varie città del Governo di Milano la Pertica variava.
Pertica milanese (utilizzata a Como, Milano, Cremona e Pavia): 654,51 m2
Pertica cremonese alternativa: 808,04 m2
Pertica pavese alternativa: 769,79 m2
Pertica sondriese: 688,07 m2
Pertica bergamasca: 662,31 m2
-Soma: Unità di misura utilizzata anticamente in diversi stati italiani in particolare in Lombardia per la capacità dei solidi. Non ci sono offerti valori precisi riguardo la Lombardia, tuttavia oscillava tra i 70 e i 180 litri.
-Brenta: Unità di misura per il vino, a Milano 1 Brenta equivaleva a 75,55 litri
-Moggio:Unità di misura di derivazione romana utilizzata per indicare la capacità dei solidi. Nonostante fosse di uso comune nel Regno delle Due Sicilie, anche nel Lombardo-Veneto era possibile utilizzarlo.
Moggio milanese: 225,1 litri
Moggio comasco: 153,9 litri
-Marco: Unità di misura di derivazione tedesca utilizzata per pesare oro e argento

Tariffe e orari dei battelli a vapore sui laghi e mari del Lombardo-Veneto anche per tratte verso altri stati (Regno di Sardegna, Canton Ticino, Tirolo e Trieste).





venerdì 6 gennaio 2017

6 Gennaio, Epifania o Befana Fascista?


Fonte: http://www.welschtirol.eu/

L’Epifania è una festa cristiana celebrata il 6 Gennaio, ovvero 12 giorni dopo il Natale.
Il termine “Epifania” deriva dal greco antico, ἐπιφαίνω, “epifàino” (che significa “mi rendo manifesto”) e ἐπιφάνεια, “epifàneia” (che può significare “manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina”). Assumendo il significato di “Natività di Cristo”, immagine idealizzata con la visita e l’adorazione di Gesù da parte dei Re Magi – Heilige Drei Könige.
Festività religiosa ben radicata e molto vissuta nella nostra terra da moltissimo tempo. Molto diffusa nelle nostre valli era (e lo è ancora in molte di esse) la visita dei Re Magi che portando la Stella Cometa in visita alle case del paese, intonano tipici canti religiosi.
Il termine “Befana” (storpiatura del termine “Epifania” inteso come “fantoccio esposto la notte dell’Epifania” fu usato dal XIV secolo nella penisola italica centro-meridionale, ma mai ebbe estensione nella nostra terra, ed unì un’usanza pagana ad un contesto cristiano.
Nel 1928 il regime fascista introdusse anche nella nostra terra la festività della Befana (termine sconosciuto fino ad allora) meglio titolandola “Befana fascista” (ovvero Natale del Duce).
Allo scopo di dare visibilità sul territorio ai Fasci femminili all’Opera Nazionale Dopolavoro, Augusto Turati ebbe l’idea della “Befana fascista”, ordinando alle Federazioni provinciali del PNF di sollecitare a commercianti, industriali e agricoltori donazioni in occasione di tale festa, la cui gestione sarebbe stata curata dalle organizzazioni femminili e giovanili fasciste.
A partire dal 1934, dopo la caduta in disgrazia di Turati, la “Befana fascista” mutò la denominazione in “Befana del Duce” (o “Natale del Duce” con la tradizione della distribuzione dei doni ai bambini in tale data), allo scopo di utilizzare la ricorrenza per avallare il culto della personalità di Benito Mussolini,  avviata dal nuovo segretario del PNF, Achille Starace.
L’iniziativa continuò anche durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, riprendendo la denominazione “Befana fascista” dopo l’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana.
Questa la tradizione arrivata fino a noi, questo è il coinvolgimento della nostra terra, il significato dei festeggiamenti e quanto la “tradizione” della Befana possa essere compatibile con la nostra cultura.