martedì 23 agosto 2016

Le Olimpiadi, una celebrazione pagana

pio colombo

di Ammonio - Fonte: http://www.radiospada.org/

Era il giorno di Natale del 393 d.C.: Teodosio, Imperatore cristianissimo (epperciò vituperato dai moderni), su consiglio di Sant’Ambrogio emanava una costituzione (non pervenutaci in originale, ma citata dallo storico bizantino Giorgio Cedreno nella propria Storia Universale) con la quale proibiva le Olimpiadi, in quanto celebrazione pagana. La pericolosità della manifestazione per le anime era tale che quando il prefetto di Costantinopoli Leonzio propose – scelleratamente – di restaurarla nella Nuova Roma, l’asceta Ipazio si oppose con tutte le proprie forze, onde non far ripiombare le plebi sotto il tremendo dominio degli Dei pagani (rectius, dei demoni).
Infatti, le Olimpiadi erano inscindibilmente connesse al culto di Zeus: ovvero alla deformazione sensuale e lasciva (come dimostrato dalle numerose e vereconde relazioni con femmine umane, o la pederastia nei confronti del coppiere Ganimede) del Dio supremo indoario Dyaus Pitar. Chi partecipasse ai giochi, di fatto, non faceva che prendere parte ad una celebrazione pagana e, dunque, a servire gli idoli muti.
Siffatta radice, pagana ed idolatrica, delle celebrazioni sportive di matrice ellenica non sfuggì, già prima dell’avvento del Redentore, ad Israele: l’erezione di un ginnasio da parte del sommo sacerdote Giasone fu emblema della sua empietà e della collaborazione coi pagani Seleucidi (cfr. 2 Maccabei 4, 12).
Ne derivava che al cristiano non fosse consentito partecipare a tali manifestazioni, e che anzi dovesse essere pieno di letizia per la soppressione delle Olimpiadi.
Sennonché, la malapianta del paganesimo, apparentemente estirpata dalle nerborute braccia dei Principi della Chiesa, non si è punto sopita del tutto, e, a far data dal Basso Medioevo, è tornata a servire i venefici suoi frutti ai popoli della Cristianità, i quali hanno temerariamente riportato alla vita elementi pagani senza dolersene, ammantandoli di un’asserita non religiosità (si pensi alle Veneri sui quadri fiorentini, emblematiche di un epoca medievale) per farli passare come innocui.
Orbene, in tale contesto di progressiva e graduale ri-paganizzazione della Christianitas si colloca la restaurazione delle cerimonie olimpiche. Si dirà che l’operazione del barone De Coubertin – del quale verrà reclamata la cattolicità – sia innocua, e votata al mero trionfo di positivi valori sportivi.
Epperò, simili argomenti sono manifestamente pedestri: già il solo nome di “Olimpiadi” è in se ipso indicativo del paganesimo sotteso ai giuochi de quibus, giacché rimanda senza possibilità alcuna di dubbio all’infausto tempio di Zeus d’Olimpia. Oltretutto, facendo passare le Olimpiadi come fenomeno positivo si spinge chi ne desideri conoscere la storia a scoprire il perché della loro cancellazione in passato, sicché l’Imperatore Teodosio ed il vescovo Ambrogio rimangono rappresi da una luce sinistra, come se chiudendo gli abominevoli giochi pagani si fossero macchiati di un qualche delitto. Da ultimo, siccome la chiusura dei giuochi olimpici corrisponde con l’era di trionfo della Cristianità, nelle masse si infonde la folle idea per cui i tempi in cui gli uomini erano conculcati dal calcagno degli idoli fossero più felici, giacché le tradizioni d’allora vengono ‘recuperate’ dai moderni dopo epoche d’oblio.
L’idea di fondo, com’è sin troppo evidente, è la medesima che portò gli storici fiorentini a denominare “Medioevo” l’epoca di trionfo della Cristianità: un’epoca oscura che starebbe a mo’ di guado tra la paganità ed il mondo moderno, che di essa si ritiene, e tutto sommato purtroppo è, figlia.
Soltanto in un’epoca non cristiana si possono riadattare e riadottare simboli del paganesimo come se nulla fosse. Non fu certo un caso che il regime più paganeggiante nel senso classico del ventesimo secolo, ovvero la Germania Nazista, diede parecchio lustro alle celebrazioni olimpiche, per celebrare non Iddio, quanto l’uomo di stirpe germanica.
Allo stesso modo, gli attori odierni della politica internazionale utilizzano le Olimpiadi al fine di celebrare la propria potenza terrena o per diffondere le proprie malefiche ideologie (vedasi a tale pro l’esclusione degli atleti Russi dalle manifestazioni sportive per compiacere i padroni d’Oltreoceano).
Il tutto, in una celebrazione ecumenica e mondialista, dove atleti che corrono per una corona corruttibile propagano spesso e volentieri modelli e stili di vita che nulla hanno a che fare con Cristo (e tra i medagliati italiani vi sono stati esempi di tal fatta).
Non si può che auspicare l’avvento di nuovi Teodosio, Ambrogio, ed Ipazio, che riconducano la società civile sotto il lieve giogo di Nostro Signore, e disperdano le scorie del Neopaganesimo.

venerdì 19 agosto 2016

LA GIUSTIZIA AUSTRIACA

Fonte: Vota Franz Josef

 

MARIA TERESA, 19 gennaio 1758. Regolamenti per i Tribunali Mercantili del Litorale.

Prima pagina: un parte dei titoli della Regina, seco...nda pagina: il motivo della legge emessa: "far cessare delle ripugnanti consuetudini dei nostri tribunali mercantili".
Terza pagina (della nostra estrapolazione): "Gli avvocati devono accettare solo delle cause delle quali siano convinti".
Quarta pagina: "Gli avvocati che porteranno in tribunale delle cause ingiuste e temerarie saranno multati, la punizione sarà riportata nella sentenza e le punizioni saranno crescenti in conseguenza delle circostanze fino all'ammonizione d'ufficio (supponiamo che ad una seconda ammonizione d'ufficio, l'avvocato non potesse più esercitare).
Quinta pagina: "L'avvocato onorato, non dovrà limitarsi ad ascoltare la parte che gli si rivolge ma dovrà fare accurate riflessioni e ricerche sui fatti esposti, investigare documenti e testimoni..."
Sesta pagina: minuziose istruzioni sulle mansioni ed il comportamento degli avvocati nella preparazione della causa
Settima pagina: "l'avvocato rifonderà i danni derivanti da sue negligenze"... poi si inizia a dare istruzioni sulle modalità di redazione del "libello" (supponiamo fosse il "ricorso"), giungendo nelle pagine successive a fornire anche un esempio iin fac simile di come scrivere un "libello".
Vi immaginate, avere ora una legge che punisce in modo severissimo gli avvocati che sostengono cause ingiuste e temerarie, che dilungano i processi con negligenza, che sono obbligati a rifondere i danni alle controparti, dei ritardi processuali a loro imputabili e che se sgarrano, vengono prima ammoniti e poi espulsi dai Tribunali?

Noi avevamo tutto questo, nel 1758. Ma per fortuna, nel 1918 arrivarono i marziani a "portarci la civiltà "

giovedì 18 agosto 2016

Evento consigliato: 1916 – 2016 Centenario della morte di S.M.I. & R.A. Francesco Giuseppe I – Celebrazioni a Vienna e Milano



In occasione del 186°  GENETLIACO IMPERIALE di Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica FRANCESCO GIUSEPPE I, con immutata devozione e sempre maggior affetto, ricordiamo che:

Ricorrendo il centenario del Pio Transito di S.M.I. & R.A. l’Imperatore Francesco Giuseppe I, di v.m., annunciamo fin d’ora le due commemorazioni previste per il mese di novembre p.v. :
  • VIENNA – Domenica 27 Novembre 2016
Santa Messa Solenne nel Duomo di Santo Stefano (ore 12.00 ca.);
A seguire, corteo fino alla Chiesa dei Cappucini e omaggio all’Imperatore nel Kaisergruft.
  • MILANO – Sabato 19 Novembre
Convegno di Studi Mitteleuropei e Santa Messa a suffragio di S.M.I. & R.A. Francesco Giuseppe I.

N.B. 1 – VERRANNO FORNITE (NON APPENA POSSIBILE) ULTERIORI INFORMAZIONI CIRCA IL PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI, E LE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE.

N.B. 2 – IL CRLV PARTECIPERA’ ALLE CELEBRAZIONI VIENNESI: E’ NOSTRA INTENZIONE ORGANIZZARE UN GRUPPO.

PER RICEVERE INFORMAZIONI IN MERITO ALLE CELEBRAZIONI (COMUNICAZIONI E-MAIL E INVITO CARTACEO), SI PREGA DI SOTTOSCRIVERE IL PRESENTE MODULO: https://lombardoveneto.wordpress.com/2016/08/12/1916-2016-centenario-della-morte-di-s-m-i-r-a-francesco-giuseppe-i-celebrazioni-a-vienna-e-milano/

mercoledì 17 agosto 2016

Così parlò Benjamin Freedman – Perchè l’America entrò nella Prima Guerra Mondiale


Benjamin Freedman (1890 – 1984)
di Maurizio Blondet, estratto, da «Israele, USA, il terrorismo islamico» ,

Benjamin Freedman – Uomo d’affari di successo (era il proprietario della Woodbury Soap Co.), ebreo di New York, patriota americano, Benjamin Freedman – che era stato membro della delegazione americana al Congresso di Versailles nel 1919 – ruppe con l’ebraismo organizzato e i circoli sionisti dopo il 1945, accusandoli di aver favorito la vittoria del comunismo in Russia.

Da quel momento, dedicò la vita e le sue ragguardevoli fortune (2,5 milioni di dollari di allora)
a combattere e denunciare le trame dei suoi correligionari (1).
Benjamin Freedman tenne, nel 1961, al Willard Hotel di Washington ad un’influente platea, riunita dal giornale americano Common Sense, il seguente discorso.
«Qui negli Stati Uniti, i sionisti e i loro correligionari hanno il completo controllo del nostro governo.
Per varie ragioni, troppo numerose e complesse da spiegare qui, i sionisti dominano questi Stati Uniti come i monarchi assoluti di questo Paese.

Voi direte che è un’accusa troppo generale: lasciate che vi spieghi quel che ci è accaduto mentre noi tutti dormivamo.

Che cosa accadde?
La Prima Guerra Mondiale scoppiò nell’estate del 1914.

Non sono molti a ricordare, qui presenti.
In quella guerra, Gran Bretagna, Francia e Russia erano da una parte; dalla parte avversa, Germania, Austria-Ungheria e Turchia.
Entro due anni, la Germania aveva vinto quella guerra.
Non solo nominalmente, ma effettivamente.

I sottomarini tedeschi, che stupirono il  mondo, avevano fatto piazza pulita di ogni convoglio che traversava l’Atlantico.

La Gran Bretagna era priva di munizioni per i suoi soldati, e poche riserve alimentari, dopo cui,
la prospettiva della fame.

L’armata francese s’era ammutinata: aveva perso 600 mila giovani nella difesa di Verdun sulla Somme.

L’armata russa stava disertando in massa, tornavano a casa, non amavano lo Zar e non volevano più morire.
L’esercito italiano era collassato [a Caporetto].

Non un colpo era stato sparato su suolo tedesco.
Non un solo soldato nemico aveva attraversato la frontiera germanica.
Eppure, in quell’anno [1916] la Germania offrì all’Inghilterra la pace.
Offriva all’Inghilterra un negoziato di pace su quella base, che i giuristi chiamano dello ‘status quo ante‘.
Ciò significa: ‘Facciamola finita, e lasciamo tutto com’era prima che la guerra cominciasse’.
 L’Inghilterra, nell’estate del 1916, stava seriamente considerando quest’offerta.
 Non aveva scelta.
 O accettava quest’offerta magnanima, o la prosecuzione della guerra avrebbe visto la sua disfatta.

In questo frangente, i sionisti tedeschi, che rappresentavano il sionismo dell’Europa Orientale, presero contatto col Gabinetto di Guerra britannico – la faccio breve perché è una lunga storia,
ma ho i documenti che provano tutto ciò che dico – e dicono: ‘Potete ancora vincere la guerra. Non avete bisogno di cedere. Potete vincere se gli Stati Uniti intervengono al vostro fianco’.
Gli Stati Uniti non erano in guerra allora».
«Eravamo nuovi; eravamo giovani; eravamo ricchi; eravamo potenti.
Essi dissero all’Inghilterra: ‘Noi siamo in grado di portare gli Stati Uniti in guerra come vostro alleato, per battersi al vostro fianco, se solo ci promettete la Palestina dopo la guerra‘. […].

Ora, l’Inghilterra aveva tanto diritto di promettere la Palestina ad altri quanto gli Stati Uniti hanno il diritto di promettere il Giappone all’Irlanda.

E’ assolutamente assurdo che la Gran Bretagna, che non aveva mai avuto alcun interesse o collegamento con quella che oggi chiamiamo Palestina, potesse prometterla come moneta in cambio dell’intervento americano.

Tuttavia, fecero questa promessa, nell’ottobre 1916 [con la Dichiarazione Balfour, ndr.].

E poco dopo – non so se qualcuno di voi lo ricorda – gli Stati Uniti, che erano quasi totalmente
pro-germanici, entrarono in guerra come alleati della Gran Bretagna.

Dico che gli Stati Uniti erano quasi totalmente filotedeschi perché i giornali qui erano controllati dagli ebrei, dai nostri banchieri ebrei – tutti i mezzi di comunicazione di massa – e gli ebrei erano filotedeschi. 
Perché molti di loro provenivano dalla Germania, e anche volevano vedere la Germania rovesciare lo Zar; non volevano che la Russia vincesse.

Questi banchieri ebrei tedeschi, come Kuhn Loeb e delle altre banche d’affari negli Stati Uniti, avevano rifiutato di finanziare la Francia o l’Inghilterra anche con un solo dollaro.
Dicevano: ‘Finché l’Inghilterra è alleata alla Russia, nemmeno un centesimo!’.
Invece finanziavano la Germania; si battevano con la Germania contro la Russia.

Ora, questi stessi ebrei, quando videro la possibilità di ottenere la Palestina, andarono in Inghilterra e fecero l’accordo che ho detto.

Tutto cambiò di colpo, come un semaforo che passa dal rosso al verde.
Dove i giornali erano filotedeschi, […] di colpo, la Germania non era più buona.
Erano i cattivi.
Erano gli Unni.
Sparavano sulle crocerossine.
Tagliavano le mani ai bambini.
Poco dopo, mister Wilson [il presidente Woodrow Wilson, ndr.] dichiarava guerra alla Germania.
I sionisti di Londra avevano spedito telegrammi al giudice Brandeis (2): ‘Lavorati il presidente Wilson. Noi abbiamo dall’Inghilterra quello che vogliamo. Ora tu lavorati il presidente Wilson e porta gli USA in guerra’.
Così entrammo in guerra.
Non avevamo interessi in gioco.

Non avevamo ragione di fare questa guerra, più di quanto non ne abbiamo di essere sulla luna stasera, anziché in questa stanza.
Ci siamo stati trascinati perché i sionisti potessero avere la Palestina.

Questo non è mai stato detto al popolo americano.

Appena noi entrammo in guerra, i sionisti andarono dalla Gran Bretagna e dissero: ‘Bene, noi abbiamo compiuto la nostra parte del patto. Metteteci qualcosa per iscritto come prova che ci darete la Palestina’.
 Non erano sicuri che la guerra durasse un altro anno o altri dieci.
 Per questo cominciarono a chiedere il conto.
La ricevuta.
 Che prese la forma di una lettera, elaborata in un linguaggio molto criptico, in modo che il resto del mondo non capisse di che si trattava.

Questa fu chiamata la Dichiarazione Balfour» (3). […]
«Da qui cominciano tutti i problemi. […]
Sapete quello che accadde.

Quando la guerra finì, la Germania andò alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919 [nella delegazione USA] c’erano 117 ebrei, a rappresentare gli Stati Uniti, capeggiati da Bernard Baruch (4).

C’ero anch’io, e per questo lo so.

Che cosa accadde dunque? 
Alla Conferenza di Pace, mentre si tagliava a pezzi la Germania e si spezzettava l’Europa per darne parti a tutte quelle nazioni che reclamavano il diritto a un certo territorio europeo, gli ebrei presenti dissero: ‘E la Palestina per noi?’, ed esibirono la Dichiarazione Balfour.

Per la prima volta a conoscenza dei tedeschi.

Così i tedeschi per la prima volta compresero: ‘Ah, era questa la posta! Per questo gli Stati Uniti sono entrati in guerra’.

Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti, che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi   ad averla ad ogni costo.
Qui è un punto interessante.

Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire rancore.

Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun Paese come in Germania.

C’era Rathenau là, che era cento volte più importante nell’industria e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.

C’era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la North German Lloyd’s e la Hamburg-American Lines.

C’era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.

Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d’affari, i più grandi del mondo.
Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.
E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.

Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l’URSS.
E che stiamo vincendo.
E che proponiamo all’Unione Sovietica: ‘Va bene, smettiamola. Ti offriamo la pace’.
E d’improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell’URSS, e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.

Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che l’immaginazione umana non può comprendere.
Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all’URSS, perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.

Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?

Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.
Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.
Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima Rivoluzione russa (5) e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
  Li trattò bene.

Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono la Palestina come ‘focolare ebraico’».
«Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande disfatta era stata provocata dall’interferenza ebraica, che aveva trascinato nella guerra gli USA.
Gli ebrei stessi lo ammettevano.
[…] 
Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.

Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo. 
Avevano costruito una grande nazione.
 Avevano una rete commerciale mondiale.

Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così via.

E fra l’epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300 microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.

Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.

La sua marina rivaleggiava con quella dell’Impero britannico, vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.

Come risultato, che cosa accadde?
 Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la Germania […].

Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua sconfitta, naturalmente nutrì rancore.

Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.

Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere trovato i detenuti in condizioni molto buone.
Solo erano pieni di comunisti.

E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti in Europa erano ebrei.

Qui, occorre qualche spiegazione storica,
Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.

Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura di fare la fine dello Zar.

Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi, l’1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e controllavano l’economia perché avevano valuta estera e quando il marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane».
«Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo ricordavano.
I tedeschi presero misure contro gli ebrei.

Li discriminarono dovunque possibile.

Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o chiunque in questo Paese  che ci avesse venduto al nemico e portato alla sconfitta.

Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad Amsterdam.

E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono alla Germania:
‘Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro di voi’.

Potete immaginare come reagirono i tedeschi.

Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva:
‘Gli ebrei del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle esportazioni’ (6).

E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i loro prodotti industriali.
All’interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della popolazione.
Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò audacemente che ‘questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di autodifesa.
Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione nella Nation Recovery Administration’, che, qualcuno di voi ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema.
Tuttavia, gli ebrei del mondo intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta ‘Made in Germany’.

Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta ‘Made in Germany’; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli che dicevano ‘Hitler assassino’ e così via.

In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una donna trovò calze con la scritta ‘Made in Germany’
Vidi io stesso il boicottaggio di Macy’s, con centinaia di persone ammassate all’entrata con cartelli che dicevano ‘Assassini’, ‘Hitleriani’, eccetera».
«Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un capello sulla testa di un ebreo.
Non c’era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.
Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire:
‘Chi sono questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra gente e paralizzano le nostre industrie?’.

Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei […]

Ma sono nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò nell’ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco, solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in Germania.

Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.

Io non amo usare la parola ‘antisemitismo’ perché non ha senso, ma siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.

La sola ragione del risentimento tedesco  contro gli ebrei era dovuta al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale e del boicottaggio mondiale.

In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero in una guerra per questione di sopravvivenza.

Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano deciso che l’Europa sarebbe stata comunista o ‘cristiana’: non c’è via di mezzo.

E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla ‘cristiana’.

Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l’Unione Sovietica.

L’URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che ‘presto toccherà a noi, se non saremo forti».

E’ la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
Difesa contro chi?
Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in Russia, e con  le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del mondo.[…]
Che cosa ci aspetta?»
«Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra atomica, l’umanità è finita.
Perché una simile guerra può avvenire?
Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
Il primo atto fu la Grande Guerra, l’atto secondo la Seconda guerra mondiale, l’atto terzo sarà la Terza guerra mondiale. 
I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale.

Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.

Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto a tutto il mondo. […]

Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero l’ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
Ero l’uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo Wells, il tesoriere.

In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e c’erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul movimento sionista.

Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due dita della mano.
  Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.

Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre tutti noi dormivamo. […]

Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?

Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo ebrei.
Io mi riferisco ad essi come ai ‘cosiddetti ebrei’, perché so chi sono.

Gli ebrei dell’Europa orientale, che formano il 92% della popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse ‘ebrei’, erano originariamente Kazari.

Una razza mongolica, turco-finnica.

Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell’Asia.

Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori dall’Asia, nell’Europa orientale.

Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.

A quel tempo [verso l’800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA, né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una porcheria, e non entro in dettagli.

Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di molti altri pagani e barbari».
«Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica – il cristianesimo, l’Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che è in realtà talmudismo.

Gettando un dado, egli scelse l’ebraismo, e questa diventò la religione di Stato.

Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo popolo diventò quelli che chiamiamo ‘ebrei orientali’.

Non c’era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
Nessuno!

Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli nelle loro insurrezioni in Palestina  dicendo: ‘Aiutate a rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!’.

Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.

E’ ridicolo chiamarli ‘popolo della Terra Santa’, come sarebbe chiamare 53 milioni di cinesi musulmani ‘Arabi’.

Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se si volessero chiamare ‘arabi’ e tornare in Arabia.
Diremmo che sono pazzi.

Ora, vedete com’è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo dicano: ‘Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale’.

C’è una menzogna peggiore di questa?

Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione, l’editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla tribuna che  dicono le stesse cose, non è strano che  crediate in questa menzogna.
Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.

Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute sul mondo.

Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell’Espiazione, che voi credete sia loro tanto sacro?

Non ve lo dico per sentito dire…
Quando, il giorno dell’Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
Si ripete tre volte, è chiamata ‘Kol Nidre’».
«Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia vuoto e nullo (7).
Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il patto non sia un patto.
Non abbiano forza.
E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno dell’Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.

Come potete fidarvi della loro lealtà?

Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.
Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».
E’ la profezia di Benjamin Freedman.
Ci riguarda.

Maurizio Blondet

Note

1) Freedman fondò tra l’altro la «Lega per la pace con giustizia in Palestina», e collaborò con l’americano «Istituto per la revisione storica», il centro promotore di tutto ciò che viene chiamato «revisionismo storico». E’ scomparso nel 1984.

2) Louis Dembitz Brandeis, influentissimo giudice della Corte Suprema, acceso sionista, fu il consigliere molto ascoltato di W. Wilson. Brandeis apparteneva alla setta ebraica aberrante fondata nella Polonia del ‘700 da Jacob Frank: essa predicava che la salvezza si consegue attraverso il peccato. Confronta il mio «Cronache dell’Anticristo».

3) Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord Arthur Balfour, scrisse a Lord Rotschild una lettera in cui dichiarava: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in Palestina di un focolare nazionale per le genti ebraiche, e userà tutta la sua buona volontà per facilitare il raggiungimento di questo obbiettivo. Si intende che nulla dovrà essere fatto per pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti popolazioni non ebraiche in Palestina». Era la «Dichiarazione Balfour», che decretava di fatto la nascita dello Stato d’Israele. Lord Balfour, spiritista e massone, fondatore della Loggia «Quatuor Coronati» (la Loggia-madre di tutte le Massonerie di obbedienza «scozzese») credeva fra l’altro che agevolare il ritorno degli ebrei in Palestina avrebbe accelerato il secondo avvento di Cristo. Il punto è che la terra che Sua Maestà prometteva agli ebrei non era sotto dominio britannico, ma parte dell’impero Ottomano. Per dare attuazione al «focolare ebraico», il governo britannico non esitò a distogliere centinaia di migliaia di soldati dal pericolante fronte europeo, per spedirli alla conquista di Gerusalemme.

4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950).  Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.

5) Si tratta della «rivoluzione dekabrista» del 1905, in realtà un putsch di giovani ufficiali zaristi, tutti ebrei. La comunità ebraica russa la sostenne, e i suoi figli vi parteciparono con inaudita violenza. Futuri capi della successiva rivoluzione bolscevica, come Trotsky e Parvus, furono l’anima dei dekabristi, e dovettero riparare all’estero dopo il fallimento.

6) Freedman allude qui al vero e proprio rito magico di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore, celebrato al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. «Furono ritualmente accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [il corno di ariete], mentre il rabbino B.A. Mendelson pronunciava la formula di scomunica» contro la Germania. Samuel Untermeyer, membro del B’nai B’rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 la dichiarazione di embargo totale contro le merci tedesche «a nome di tutti gli ebrei, framassoni e cristiani» (Jewish Daily Bulletin, New York,
6 gennaio 1935).

7) E’ la preghiera centrale dello Yom Kippur. Eccone la formula: «Di tutti i voti, le rinunce, i giuramenti, gli anatemi oppure promesse, ammende o delle espressioni attraverso cui facciamo voti, confermiamo, ci impegniamo o promettiamo di qui fino all’avvento del prossimo giorno dell’Espiazione, noi ci pentiamo, in modo che siano tutti sciolti, rimessi e condonati, nulli, senza validità e inesistenti. I nostri voti non sono voti, le nostre rinunce non sono rinunce, e i nostri giuramenti non sono giuramenti». Secondo il rabbino Jacob Taubes, con questa formula il popolo eletto si scioglie dalla comunità del resto del genere umano – dalle sue leggi, dalle sue lealtà alle istituzioni e allo Stato – per dedicarsi solo a Dio. In realtà, il Kol Nidre fonda l’antinomismo radicale della religione ebraica: il «popolo di Dio» non è tenuto ad obbedire ad alcuna norma.
Per Taubes, il popolo ebraico è dunque il popolo dissolutore, il contrario del «kathecon» (Ciò che trattiene l’Anticristo, in San Paolo, ossia il diritto naturale adottato da Roma) (Jacob Taubes, «La Teologia Politica di San Paolo», Adelphi, pagina 71).



Fonte: Estratto, da «Israele, USA, il terrorismo islamico» ,  Maurizio Blondet, EFFEDIEFFE, 2005, pagine 161-171. http://www.veja.it/

lunedì 15 agosto 2016

Breve e incompleta lista di mistificazioni darwiniste (ammesse pubblicamente da darwinisti)

Una celeberrima copertina del "New Scientisit".
Una celeberrima copertina del “New Scientisit”.
 
Chiudiamo il nostro ciclo estivo di articoli e filmati sullo scientismo evoluzionista con questa breve e non esaustiva carrellata di frodi, errori e imprecisioni gravi, ammesse pubblicamente dagli stessi sostenitori della teoria. Ovviamente sono solo una parte del totale [RS]
 
Embrioni. Ernst Heinrich Haeckel è stato un biologo, zoologo, filosofo, nonché artista tedesco. Sostenne che, date le superficiali sogmiglianze tra gli embrioni di specie diverse di dovesse suppore confermata la teoria darwinista. Le immagini dei primi stadi embrionali usate da Haeckel sono oggi considerati inesatte. Nel settembre 1997, sulla rivista scientifica Science, fu pubblicato un articolo contro i disegni degli embrioni di Haeckel, nel testo si supponeva fossero il prodotto di un inganno: “Haeckel’s Embryos: Fraud Rediscovered”. La cosa accese un furente scontro tra studiosi. (noto)
Celacanto. Pesce fossile definito come forma di transizione estinta tra pesci ed animali terrestri, progenitore fossilizzato degli anfibi. Viene ripescato nel 1938 vivo e vegeto, identico a 65 milioni di anni prima: è semplicemente un pesce. (noto)
Archaeopteryx. Spacciato per prova della teoria, che afferma che gli uccelli si sarebbero evoluti dai rettili. Sarebbe stato una forma di transizione: oggi è risaputo che l’Archaeopteryx era un uccello vero e proprio. Mai trovato alcun rettile suo antenato. (noto)
Ramapithecus. Una specie di scimmia fossile trovata nel Sud Est Asiatico, negli anni Sessanta e Settanta fu erroneamente ritenuto uno dei primi antenati dell’uomo, ma successivamente si è appurato che si trattava di uno stretto parente dell’orangutan. (si veda: Le Scienze,  17 febbraio 2011, Da riscrivere la storia antica della nostra specie?)
Oreopithecus bambolii. Proposto per antenato dell’uomo. Un fossile di scimmia trovato in Italia, per alcune caratteristiche dello scheletro si suppone che avesse già sviluppato un adattamento all’andatura bipede. Tuttavia si è saputo abbastanza della sua anatomia per mostrare come si trattasse di una scimmia fossile. (si veda: Le Scienze,  17 febbraio 2011, Da riscrivere la storia antica della nostra specie?)
Lucy. Imposta per anni come nuovo caso di “anello di congiunzione” e antenata dell’umanità. Celebre la copertina della rivista francese Science&Vie che col titolo “Adieu Lucy” manda in frantumi l’ennesimo sogno darwiniano. (noto)
Uomo di Orce. Antichissimo ominide datato dagli esperti spagnoli a circa un milione di anni fa, era in realtà un asino. La notizia, esplosa come un fulmine a ciel sereno negli ambienti internazionali della paleontologia, ha avuto un effetto immediato: un convegno di scienziati che si doveva tenere tra qualche giorno a Granata, in Andalusia, dedicato appunto a questo fossile personaggio, è stato annullato. La scoperta del cranio era avvenuta nel 1982, ed aveva suscitato sensazione nella comunità scientifica. Secondo i rivenditori, si trattava dei resti di un giovane di circa 17 anni, vissuto in Andalusia da novecentomila a un milione e mezzo di anni fa. Ma nei giorni scorsi un più accurato esame dei resti, compiuto in vista dell’imminente congresso, ha portato alla rettifica: il cranio apparteneva a un equide, probabilmente un primordiale asino andaluso. (Fonte: La Repubblica, 13 maggio 1984)
Nebraska Man. Celebrato scientificamente anche come Hesperopithecus haroldcookii (dal nome del suo scopritore Harold Cook). Doveva essere “l’anello di congiunzione”. Il reperto cui faceva riferimento era un singolo dente, che poi si scoprì essere stato perso da un suino. (persino Wikipedia gli dedica una scheda in inglese)
Uomo di Piltdown. Dogmatizzato come anello di congiunzione. All’ominide sconosciuto fu dato il nome scientifico di Eoanthropus dawsoni, dal nome dello scopritore Charles Dawson. Il ritrovamento della nuova specie fu oggetto di controversie che si risolsero solo nel 1953, quando il falso fu definitivamente smascherato e fu chiarito come, in realtà, i resti fossero il semplice frutto di una contraffazione, ottenuta combinando l’osso mandibolare di un orangutan con frammenti di cranio di un uomo moderno. La beffa dell’Uomo di Piltdown è conosciuta come la più grande truffa archeologica della storia. (Fonte: Wikipedia)
Ota Benga. Anno 1904. Veniva esposto in una gabbietta di uno zoo di New York e ridicolizzato come “l’anello di congiunzione” tra l’uomo e la scimmia, si chiamava Ota Benga. In realtà  – inutile dirlo – era un essere umano africano della tribù dei Pigmei, catturato da un mercante di schiavi. Dopo questa esibizione, arrivò al suicidio. (noto)
 
Ci fermiamo qui, ma la lista potrebbe continuare.
 

Controstoria dell’impresa dei Mille: Da Quarto a Messina

Fonte: http://www.inuovivespri.it/


Oggi cominciamo a raccontare l’impresa dei Mille. Non le falsità che hanno scritto tanti storici, ma i fatti per come sono andati veramente. Seguiremo il racconto di Cesare Abba: “Da Quarto a Volturno”. Non perché questo libro valga qualcosa: non vale infatti niente. Seguiremo il racconto di Abba per confutarlo, passo dopo passo, sulla base delle vere testimonianze. Scoprirete che l’impresa di Garibaldi fu una volgare pagliacciata. Questa è la prima puntata di un lavoro che ci vedrà impegnati fino a Luglio. Non saremo presenti ogni giorno, ma solo nei giorni più importanti, dalle false battaglie e tutte le bugie che ci hanno raccontato fino ad oggi

Cronaca di oggi, dell’8 maggio 1860.
Se Titti, il canarino stizzosissimo dei cartoni di Tom e Jerry, potesse leggere la vera storia dell’impresa dei Mille che cosa direbbe?
Semplice: “Mi è semblato di vedele un altlo gatto!”, non quello stampato nei libri di storia risorgimentale, scritti dai vincitori.
E non farebbe come quei disperati che a Marsala, il 4 maggio scorso, si sono riuniti per festeggiare un evento tragico per noi siciliani, la partenza da Quarto di Garibaldi e dei Mille.
Ebbene, poiché quasi tutti i siciliani hanno studiato la storia del Risorgimento nei libri ufficiali, con il risultato che arriviamo a festeggiare un colossale autogol, abbiamo deciso di scrivere un contro diario di quell’epopea, da Marsala a Messina, utilizzando un libro scritto da un perfetto cretino che non capì nulla di quello che succedeva attorno a lui, Cesare Abba, e qualche documento storico che la dice la verità, eccome se la dice!
Preparatevi. Oggi è l’8 maggio e le due navi, su cui in questo blog avete avuto qualche informazione (come potete leggere qui – e come potete leggere anche qui) il Piemonte e il Lombardo,con a bordo “i liberatori”, dopo tre giorni di navigazione, sono giunte nel porto di Talamone.

Che le navi siano state rubate per finta lo sapete già. Che sono state in realtà comprate da Cavour  e “noleggiate” a Garibaldi ve lo dico io, prove alla mano.
Che ci fanno dunque i nostri “eroi” a Talamone? Ce lo dice Abba. I Mille hanno in tutto qualche fucile e un vecchio cannone; avrebbero dovuto essere riforniti di armi subito dopo la partenza da alcune scialuppe che però non si fecero vedere. Quindi le navi furono dirottate a Talamone, dove esisteva fortezza sabauda.
Qui i Mille furono riforniti di armi piemontesi. Garibaldi, per l’occasione, ci dice Abba, è “vestito da generale dell’esercito piemontese (il buffone!). Perché? Perché le armi gli vengono consegnate  nella qualità di generale piemontese, come lui stesso si qualifica (il buffone!).
Abba, ebete tenerissimo, ci dice che “i lunghi capelli e la barba intera combinavano male con quei panni”. Altro che camicia rossa! Questo qui è meglio di Fregoli, di Mastelloni, i grandi trasformisti!
In tanto che si svolge questa delicata operazione di carico, alcuni “mille” vengono fatti sbarcare e “invadono” lo Stato pontificio; in realtà, si danno alle tipiche razzie dei pirati, ma vengono ricacciati a bordo dai contadini infuriati.
Le carte, anche se parzialmente, vengono scoperte e sessantaquattro mazziniani che ci avevano creduto, lasciano la spedizione.
Scrive Abba l’ingenuo: “Non vogliono più seguire il Generale, perché al grido di guerra ha mescolato (lui, il buffone!) il nome di Vittorio Emanuele”.

A domani

sabato 13 agosto 2016

Metodi di datazione e loro limiti



La stessa Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, mette in chiaro alcune precisazioni su questi metodi.
La stessa Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, non sospettabile di pregiudizi “antiscientifici”, mette in chiaro alcune precisazioni su questi metodi.
 
 
Volentieri rimandiamo ad un interessante studio sui seri limiti dei metodi di datazione, con particolare riferimento alla radiodatazione. L’autore è Giuseppe Veneziano, membro del Consiglio Direttivo dell’Osservatorio Astronomico di Genova. Sullo stesso tema abbiamo già pubblicato lo studio della chimica belga Marie Claire van Oosterwyck-Gastuche, esperta di fama mondiale [RS]
 
Per accedere cliccare sul link seguente Metodi di datazione e loro limitazioni.
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Per altre informazioni sull’Osservatorio di Genova: http://www.oagenova.it /
Link originale: http://alssa.altervista.org/Documenti/Seminari/4/01%20-%20Metodi%20di%20datazione%20e%20loro%20limitazioni.pdf