mercoledì 12 dicembre 2012

Il carattere di processo della Contro-Rivoluzione e il trauma contro-rivoluzionario (Estratto dal libro "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" di Plinio Corrêa de Oliveira)





1. Esiste un processo contro-rivoluzionario 

È evidente che, come la Rivoluzione, anche la contro-Rivoluzione è un processo, e che pertanto si può studiare la sua marcia progressiva e metodica verso l'Ordine.
Tuttavia, vi sono alcune caratteristiche che differenziano profondamente questa marcia dal cammino della Rivoluzione verso il disordine integrale. Ciò deriva dal fatto che i dinamismi del bene e del male sono radicalmente diversi.  

2. Aspetti tipici del processo rivoluzionario 


A. Nella marcia rapida 

Quando abbiamo trattato delle due velocità della Rivoluzione (vedi parte I, cap. VI, 4), abbiamo visto che alcune anime si entusiasmano in una volta sola per le sue tesi e traggono immediatamente tutte le conseguenze dell'errore.  

B. Nella marcia lenta 

Vi sono invece altre anime che accettano lentamente e a passo a passo le dottrine rivoluzionarie. Molte volte questo processo si svolge con continuità perfino attraverso generazioni. Può accadere che un "semi-contro-rivoluzionario" decisamente ostile ai parossismi della Rivoluzione abbia un figlio meno contrario a essi, un nipote indifferente, e un pronipote pienamente integrato nel flusso rivoluzionario. La ragione di questo, come abbiamo detto, sta nel fatto che certe famiglie hanno nella loro mentalità, nel loro subcosciente, nel loro modo di sentire, un residuo di abitudini e fermenti contro-rivoluzionari che le tengono legate, in parte, all'Ordine. La corruzione rivoluzionaria non è, in esse, molto dinamica e, proprio per questa ragione, l'errore può progredire nel loro spirito solo a passo a passo e quasi travestendosi.
La stessa lentezza di ritmo spiega il fatto che molte persone mutano enormemente opinione nel corso della vita. Quando sono adolescenti hanno, per esempio, a proposito della moda indecente, un'opinione severa, consona all'ambiente in cui vivono. Più tardi, con l'"evolversi" dei costumi in un senso sempre più rilassato, queste persone vanno adattandosi alle mode successive. E alla fine della vita plaudono ad abbigliamenti che nella loro gioventù avrebbero energicamente condannato. Sono giunte a questa posizione perché sono passate lentamente e impercettibilmente attraverso le tappe graduali della Rivoluzione. Non hanno avuto la perspicacia e l'energia necessarie per accorgersi dove si stava avviando la Rivoluzione, che si compiva in loro e intorno a loro. E, gradualmente, hanno finito per arrivare forse tanto lontano quanto un rivoluzionario della loro stessa età che nell'adolescenza avesse adottato la prima velocità. La verità e il bene esistono in queste anime in uno stato di sconfitta, ma questa sconfitta non è tale che, davanti a un grave errore e a un grande male, queste anime non possano avere un sussulto talora vittorioso e salutare che faccia loro vedere il fondo perverso della Rivoluzione, e le porti a un atteggiamento categoricamente e sistematicamente contrario a tutte le manifestazioni di essa. Proprio per evitare questi sani sussulti dell'anima e queste cristallizzazioni contro-rivoluzionarie, la Rivoluzione avanza a piccoli passi.  
3. Come stroncare il processo rivoluzionario
Se è così che la Rivoluzione conduce l'immensa maggioranza delle sue vittime, ci si domanda in che modo una di esse possa liberarsi da questo processo; e se un tale modo sia diverso da quello che hanno le persone trascinate dalla marcia rivoluzionaria di grande velocità, per convertirsi alla Contro-Rivoluzione.  
A. La varietà delle vie dello Spirito Santo
Nessuno può fissare limiti all'inesauribile varietà delle vie di Dio nelle anime. Sarebbe assurdo ridurre a schemi un argomento così complesso. In questa materia non si può, quindi, andare oltre l'indicazione di alcuni errori da evitare e di alcuni atteggiamenti prudenziali da proporre.
Ogni conversione è frutto dell'azione dello Spirito Santo, che parla a ciascuno secondo le sue necessità, a volte con maestosa severità, a volte con soavità materna, ma non mente mai.
 
B. Nulla nascondere

Così, nell'itinerario dall'errore alla verità, non esistono per l'anima i silenzi vigliacchi della Rivoluzione, né le sue metamorfosi fraudolente. Non le si nasconde nulla di quanto deve sapere. La verità e il bene le vengono insegnati integralmente dalla Chiesa. Il progresso nel bene non si ottiene dagli uomini nascondendo sistematicamente il termine ultimo della loro formazione, ma mostrandolo e facendolo loro desiderare sempre più.
La Contro-Rivoluzione non deve, quindi, nascondere il suo volto totale. Deve fare sue le sapientissime norme stabilite da san Pio X per il modo di procedere abituale del vero apostolo: "Non è né leale né decoroso il simulare, coprendo con una bandiera equivoca la professione di cattolicismo, quasi fosse una merce avariata e di contrabbando" (6). I cattolici non devono "coprire talvolta, quasi con un velo, certe massime fondamentali del Vangelo, per timore che altrimenti la gente rifugga dall'ascoltarli e seguirli" (7). Al che saggiamente il santo Pontefice aggiungeva: "Non sarà certo alieno dalla prudenza il procedere a poco a poco nella stessa proposizione della verità, quando si ha a che fare con uomini del tutto alieni da noi e del tutto lontani da Dio. Prima di adoperare il ferro, si palpino con lieve mano le piaghe, diceva Gregorio. Ma anche questa industria si ridurrebbe a prudenza della carne, se si proponesse a norma di azione costante e comune. Molto più che per tal modo sembra non tenersi nel debito conto la grazia divina, che sostiene il ministero sacerdotale e che è data, non solo a quelli che lo esercitano, ma anche ai fedeli tutti di Cristo, perché le nostre parole e la nostra azione facciano breccia nei loro cuori" (8).  

C. Il trauma delle grandi conversioni 

Pur condannando, come abbiamo fatto, lo schematismo in questa materia, ci sembra tuttavia che l'adesione piena e cosciente alla Rivoluzione, come essa si presenta in concreto, costituisca un peccato enorme, una radicale apostasia, di cui solo per mezzo di una conversione ugualmente radicale si può recedere.
Ora, la storia insegna, sembra che le grandi conversioni avvengano il più delle volte con un atto fulmineo dell'anima, provocato dalla grazia prendendo occasione da qualche avvenimento interno o esterno. Questo atto è diverso caso per caso, ma presenta spesso alcuni tratti comuni. In concreto, la conversione del rivoluzionario alla Contro-Rivoluzione, spesso e a grandi linee, si opera così:
a) Nell'anima indurita del peccatore che, attraverso un processo di grande velocità, è arrivato immediatamente al fondo della Rivoluzione, restano sempre risorse di intelligenza e di buon senso, tendenze più o meno definite al bene. Dio, sebbene non le privi mai della grazia sufficiente, aspetta, non di rado, che queste anime tocchino il fondo ultimo della miseria, per far vedere loro in una sola volta, come in un lampo folgorante, l'enormità dei loro errori e dei loro peccati. Il figlio prodigo tornò in sé e ritornò alla casa paterna quando fu giunto al punto di cibarsi delle ghiande destinate ai porci (9).
b) Nell'anima tiepida e miope che va lentamente scivolando sulla china della Rivoluzione, agiscono ancora, non completamente rifiutati, certi fermenti soprannaturali; vi sono valori di tradizione, di ordine, di religione, che ancora ardono come braci sotto la cenere. Anche queste anime possono,
grazie a un sussulto salutare, in un momento di disgrazia estrema, aprire gli occhi e ravvivare in un istante tutto quanto in esse si consumava a poco a poco e minacciava di morire: è il riaccendersi del lucignolo che ancora fumiga (10).

D. La plausibilità di questo trauma ai nostri giorni 

Tutta l'umanità oggi si trova nell'imminenza di una catastrofe, e in questo sembra consistere precisamente la grande occasione preparata dalla misericordia di Dio. Gli uni e gli altri -- quelli della grande e della piccola velocità -- in questo terribile crepuscolo in cui viviamo, possono aprire gli occhi e convertirsi a Dio.
Il contro-rivoluzionario deve, quindi, utilizzare con zelo il tremendo spettacolo delle nostre tenebre per far comprendere ai figli della Rivoluzione -- senza demagogia, senza esagerazione, ma anche senza debolezza -- il linguaggio dei fatti, e così suscitare in essi il lampo salutare. Indicare virilmente i pericoli della nostra situazione, è tratto essenziale di una azione autenticamente contro- rivoluzionaria.

E. Mostrare il volto totale della Rivoluzione 

Non si tratta soltanto di indicare il rischio, a cui siamo esposti, di totale scomparsa della civiltà. È necessario saper mostrare, nel caos che ci circonda, il volto completo della Rivoluzione, nella sua ripugnanza immensa. Tutte le volte che questo volto si svela, si manifestano impeti di vigorosa reazione. Per questa ragione, in occasione della Rivoluzione francese, e nel corso del secolo XIX, vi fu in Francia un movimento contro-rivoluzionario migliore di quanti ve ne fossero mai stati precedentemente in questo paese. Non si vide mai tanto bene il volto della Rivoluzione. L'immensa voragine in cui era naufragato il antico ordine di cose aveva aperto molti occhi, improvvisamente, su tutta una gamma di verità taciute o negate, lungo secoli, dalla Rivoluzione. Soprattutto, lo spirito di essa si era mostrato loro in tutta la sua malizia, e in tutte le sue connessioni profonde con idee e abitudini reputate per molto tempo innocue dalla maggioranza delle persone. Così, il contro- rivoluzionario deve, spesso, smascherare il volto completo della Rivoluzione, per esorcizzare il maleficio che essa esercita sulle sue vittime.  

F. Indicare gli aspetti metafisici della Contro-Rivoluzione 

La quintessenza dello spirito rivoluzionario consiste, come abbiamo visto, nell'odiare per principio, e sul piano metafisico, qualsiasi disuguaglianza e qualsiasi legge, specialmente la legge morale.
Uno dei punti più importanti del lavoro contro-rivoluzionario consiste, dunque, nell'insegnare l'amore per la disuguaglianza considerata sul piano metafisico, per il principio di autorità, e anche per la legge morale e per la purezza; infatti sono proprio l'orgoglio, la rivolta e l'impurità, i fattori che maggiormente spingono gli uomini sulla via della Rivoluzione.
 
G. Le due tappe della Contro-Rivoluzione 

a) La prima tappa della Contro-Rivoluzione si compie con la trasformazione radicale del rivoluzionario in contro-rivoluzionario.

b) Viene poi una seconda tappa, che può essere abbastanza lenta, durante la quale l'anima va adattando tutte le sue idee e tutti i suoi modi di sentire alla posizione assunta all'atto della sua conversione.
È così che si può delineare in molte anime, in due grandi tappe ben distinte, il processo della Contro-Rivoluzione.

Abbiamo descritto le tappe di questo processo nel loro realizzarsi in un'anima, considerata individualmente. Mutatis mutandis , esse possono essere percorse anche da parte di grandi gruppi umani, e perfino da popoli interi.

Di Redazione A.L.T.A.